La discussione sul futuro dello Stadio Flaminio torna prepotentemente al centro dell’attenzione grazie alle parole dell’architetto Lorenzo Busnengo, vicepresidente dell’Ordine degli Architetti di Roma e provincia. Le sue valutazioni, espresse in una nota ufficiale e riprese da diverse testate, rappresentano una presa di posizione netta: il progetto della Lazio per la riqualificazione del Flaminio non è compatibile con il quadro normativo e con le tutele che gravano sull’impianto.
🧱 Un monumento moderno sotto tutela
Busnengo ricorda che il Flaminio, progettato da Pier Luigi Nervi, è un vero e proprio monumento dell’architettura moderna, sottoposto a vincoli stringenti:
- Vincolo architettonico: l’impianto è tutelato dal Codice dei Beni Culturali.
- Vincolo paesaggistico: tutto il quadrante Flaminio è soggetto a protezioni specifiche.
- Vincolo archeologico: nelle immediate vicinanze è stata individuata una necropoli, rendendo complessi gli interventi di fondazione.
Questi elementi, secondo Busnengo, rendono impossibile o comunque estremamente difficile realizzare le trasformazioni previste dal progetto biancoceleste, come il nuovo anello o la demolizione della copertura della tribuna principale, considerata uno degli elementi di maggior pregio dell’opera di Nervi.
🚧 Perché il progetto della Lazio è considerato “incompatibile”
Busnengo sottolinea diversi punti critici:
- Nuovo anello: la struttura sarebbe sostenuta da pilastri esterni all’attuale perimetro, in aree dove i ritrovamenti archeologici sono praticamente certi.
- Copertura della tribuna: la sua demolizione violerebbe vincoli specifici e l’unitarietà progettuale originaria.
- Normativa vigente: l’attuale quadro normativo consente solo interventi di rifunzionalizzazione o restauro filologico, non trasformazioni radicali.
Il giudizio dell’Ordine degli Architetti è quindi netto: il progetto della Lazio non può essere approvato nelle forme attuali.
🏗️ Pietralata: un confronto che chiarisce il quadro
Per comprendere meglio la complessità del Flaminio, Busnengo mette a confronto la situazione con quella dello stadio della Roma a Pietralata, dove il contesto è completamente diverso:
- area libera da vincoli monumentali;
- trasformazioni urbane già in corso;
- necessità di una visione integrata sulla mobilità e sulle opere complementari.
Il paragone serve a evidenziare come il Flaminio non sia un semplice lotto edificabile, ma un organismo architettonico da trattare con estrema cautela.
📰 Perché questa notizia è importante
Le parole di Busnengo rappresentano un punto di svolta nel dibattito pubblico:
- mettono in discussione la fattibilità del progetto della Lazio;
- richiamano l’attenzione sul valore culturale del Flaminio;
- spingono verso una riflessione più ampia sul futuro degli impianti sportivi a Roma.
In un momento in cui entrambe le società capitoline cercano una nuova casa, la voce dell’Ordine degli Architetti introduce un elemento di chiarezza tecnica che non può essere ignorato.
Nota completa comparsa su Radio Roma Capitale
“Per quanto riguarda invece lo stadio Flaminio, il progetto che la Lazio ha depositato in Campidoglio ci rappresenta una situazione più complessa. Intanto va detto che l’impianto progettato da Nervi è un monumento dell’architettura moderna. Non ci troviamo di fronte a un lotto libero come a Pietralata, ma a un’architettura monumentale tutelata e vincolata in base al codice dei Beni Culturali, con una sovrapposizione di tutele dovute anche a un vincolo paesaggistico che riguarda tutto il quadrante Flaminio. Senza tralasciare l’aspetto archeologico, infatti nelle vicinanze dello stadio è stata ritrovata una necropoli. È evidente che in questo caso che la possibilità di trasformazione così come prospettata dalla S.S. Lazio non sia compatibile con il quadro normativo delle tutele. Anche l’intervento di realizzazione del nuovo anello appare molto complesso, perché in qualche modo deve essere garantita l’unitarietà progettuale originaria di Nervi. Abbiamo letto che la nuova struttura non toccherà quella preesistente; infatti, sarà sostenuta da dei pilastri che saranno fondati all’esterno dell’attuale piano di fabbrica del Flaminio in aree dove la possibilità di ritrovamenti archeologiche è praticamente certa e sulle quali la Soprintendenza è stata molto chiara già in occasione del progetto Roma Nuoto. Inoltre, per realizzare il secondo anello, la Lazio ha previsto la demolizione della copertura della tribuna principale, che è uno degli elementi di maggior pregio dell’unitarietà progettuale dello stadio, sottoposta a una serie di vincoli specifici e tutele particolari, per cui risulta difficile – se non impossibile – prevederne la rimozione. Certo, qualcuno potrebbe dire che i decreti di istituzione del vincolo si possono modificare e delle flessibilità si possono trovare, ma con l’attuale normativa si può solo pensare ad un intervento di rifunzionalizzazione o di restauro filologico, valorizzando ma senza snaturare, un gioiello dell’architettura romana riconosciuto in tutto il mondo. Nonostante la conferenza stampa di presentazione e qualche anticipazione pubblicata da alcuni giornali, il progetto di Lotito lo conosciamo veramente poco, quindi in attesa della pubblicazione ufficiale del progetto, come indicato da ANAC già lo scorso anno, dobbiamo ribadire che con questi elementi a disposizione restano parecchi dubbi. Appare estremamente complessa l’impresa di ampliare l’impianto dagli attuali 24 mila agli oltre 50 mila posti anche per questioni legate alla mobilità, considerato che la proposta della Lazio prevede in occasione delle partite la trasformazione almeno di quella porzione del quartiere Flaminio in una zona a traffico limitato per 8 ore circa (dalle tre ore prima alle tre ore dopo la partita). Come già evidenziato per il progetto di Pietralata, anche per la proposta della Lazio risulta imprescindibile valutare le ricadute dello stadio sul quadrante del Flaminio, già così ricco di elementi qualificanti quali il Maxxi, l’Auditorium, il futuro Museo della Scienza, il Villaggio Olimpico, Villa Glori, il Ponte della Musica, e il Lungotevere con il Foro Italico sull’altra sponda. Senza dimenticare l’alta densità abitativa nei dintorni dell’impianto da riqualificare. In ultimo ci sembra doveroso come Ordine professionale sottolineare che annunci di imminenti crolli in analogia col Ponte Morandi, se non suffragati da evidenze scientifiche circostanziate, risultano solo allarmistici, e non vorremmo mai che certe dichiarazioni avessero come unico scopo il tentativo di consolidamento di posizioni di parte”.
Link al post di Radio Roma Capitale con l’intervista completa: https://www.radioromacapitale.it/articolo/larchitetto-lorenzo-busnengo-vicepresidente-dellordine-degli-architetti-pianificatori-paesaggisti-e-conservatori-di-roma-e-provincia/


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