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Flaminio, la grande farsa di Lotito: tra conferenze-show e progetto bocciato

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La gestione Lotito sul Flaminio sta assumendo sempre più i contorni di una commedia degli equivoci, fatta di annunci in pompa magna, rendering scintillanti e zero sostanza sul piano tecnico, normativo e procedurale.

Un progetto nato già fuori norma

Gli interventi dell’architetto Lorenzo Busnengo, vicepresidente dell’Ordine degli Architetti di Roma, smontano il progetto biancoceleste alla radice: il Flaminio non è un “lotto libero”, ma un’architettura monumentale di Nervi, sottoposta a vincoli culturali e paesaggistici stringenti che consentono solo restauro e rifunzionalizzazione, non la trasformazione radicale immaginata dalla Lazio.
Busnengo sottolinea come l’ipotesi di un nuovo anello, la demolizione della storica copertura e le fondazioni esterne in un’area ad alto rischio archeologico rendano il progetto incompatibile con il quadro normativo attuale, ben oltre le normali criticità di uno stadio urbano.

Il risultato è paradossale: mentre il club parla di “opera iconica” e di tempistiche già fissate, gli esperti spiegano che al Flaminio oggi è realistico pensare solo a un restauro filologico e ad una rifunzionalizzazione rispettosa del bene vincolato, non a un maxi–impianto da oltre 50 mila posti.

La conferenza di presentazione: grande show, poca sostanza

La conferenza stampa di febbraio, con Lotito circondato da professori, architetti e partner commerciali, è stata costruita come una grande passerella mediatica: lunghi interventi autocelebrativi, promesse di sostenibilità, riferimenti all’innovazione energetica e all’iter “come quello della Roma”.
Sono state persino indicate date precise, come l’avvio lavori nel 2027 e la conclusione nel 2031, come se tutti i passaggi autorizzativi e i vincoli fossero già superati, quando in realtà lo stesso Comune oggi parla di semplice studio di prefattibilità da adeguare alle norme vigenti.

In chiusura, è stata annunciata per il 30 marzo una comunicazione con Deloitte e Luiss sul piano strategico, presentata come la prova della solidità economica del progetto e dell’esempio di “calcio sostenibile” che la Lazio voleva dare al Paese.
A oggi, quella comunicazione non è mai stata confermata né calendarizzata: un altro appuntamento mancato che alimenta l’impressione di un copione scritto più per rassicurare la tifoseria che per affrontare davvero i nodi burocratici e finanziari dell’operazione.

Il Flaminio come distrazione di massa

Nel frattempo, l’Ordine degli Architetti ha bocciato integralmente il progetto, ricordando che i rendering – per quanto spettacolari – non sono un progetto esecutivo e che, senza un quadro tecnico completo, parlare di tempi e ricadute urbane è poco più che propaganda.
La narrazione societaria, invece, insiste sullo stadio come svolta epocale, mentre rimangono irrisolti altri problemi molto concreti: gestione sportiva altalenante, rapporti difficili con la piazza, poca chiarezza sulla strategia di medio periodo del club.

In questo contesto, ogni nuova uscita scenografica sul Flaminio rischia di servire più da “specchietto per le allodole” che da reale avanzamento dell’iter: si cambiano le slide e i slogan, ma i vincoli, i pareri delle Soprintendenze, le criticità su mobilità, parcheggi, flussi di accesso e piano economico-finanziario restano esattamente dov’erano.

La farsa del “cantiere imminente”

L’ennesimo stop arrivato dal Comune – che chiede integrazioni pesanti alla documentazione, il passaggio da un livello di prefattibilità a uno progettuale vero e proprio e una revisione complessiva del piano – certifica quanto fosse prematuro parlare di cronoprogrammi e inaugurazioni.
Dalla ridefinizione dell’area all’assenza di un piano di conservazione conforme ai programmi internazionali, fino alle carenze su mobilità e parcheggi, la lista delle criticità sembra interminabile e smaschera la distanza siderale tra il racconto presidenziale e la realtà amministrativa.

A forza di annunciare “la casa dei laziali” senza portare avanti un progetto compatibile con leggi, vincoli e tessuto urbano, la gestione Lotito rischia di trasformare il Flaminio nel simbolo perfetto di una dirigenza più abile a mettere in scena che a costruire davvero.

Ecco le fonti usate per scrivere l’articolo:

  • Clacio e Finanza: https://www.calcioefinanza.it/2026/03/25/lazio-flaminio-nodi-progetto-revisione/
  • Intervista di Radio Roma Capitale a Lorenzo Busnengo sui nuovi stadi di Roma e Lazio (parte sul Flaminio):
    https://www.radioromacapitale.it/articolo/larchitetto-lorenzo-busnengo-vicepresidente-dellordine-degli-architetti-pianificatori-paesaggisti-e-conservatori-di-roma-e-provincia/
  • Articolo dell’Ordine degli Architetti/LazioNews con la bocciatura del progetto Lazio per il Flaminio:
    https://www.lazionews.eu/notizie/stadio-flaminio-lazio-ordine-architetti-roma-bocciatura/
  • OneFootball sul cambio di strategia della Lazio per sbloccare l’iter del Flaminio (utile come contesto recente):
    https://onefootball.com/de/news/flaminio-la-lazio-cambia-rotta-la-strategia-per-sbloccare-liter-dello-stadio-42422452
  • Articolo di OneFootball (2025) con una precedente intervista a Busnengo sulla complessità del Flaminio:
    https://onefootball.com/en/news/stadio-flaminio-parla-larchitetto-busnengo-situazione-molto-complessa-vi-spiego-perche-41573178
  • Resoconto di LazioNews sulla conferenza stampa di presentazione del progetto Lazio al Flaminio (16 febbraio 2026):
    https://www.lazionews.eu/notizie/flaminio-conferenza-stampa-presentazione-progetto-lazio/
  • Video integrale della conferenza stampa di Lotito e dello staff sul progetto Flaminio (YouTube):
    https://www.youtube.com/watch?v=mKMKXRPGEWc

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