NewsEditorialeEstremo Atto d'Amore con la Lazio cucita addosso!

Estremo Atto d’Amore con la Lazio cucita addosso!

Due giorni dopo fa ancora male..

Fa male perché certe partite non si giocano soltanto: si vivono, si respirano, si portano addosso come una seconda pelle. E quando perdi una finale non è solo il risultato amarissimo che ti resta dentro, è tutto il vissuto che c’è stato attorno: l’attesa, la goliardia, le voci, le bandiere e quella convinzione ostinata che – nonostante tutto – avremmo potuto anche vincere.

Noi Laziali non siamo nuovi alle delusioni. Ma ogni volta è come la prima. Perché ogni volta ci crediamo davvero e lo dimostriamo nelle strade adiacenti lo stadio prima e sugli spalti poi.

Il popolo Laziale ha raccolto pienamente l’invito lanciato dal direttivo dei gruppi organizzati: vestire tutti la prima maglia della Lazio, di qualsiasi stagione. La risposta è stata una bellissima marea biancoceleste composta di innumerevoli storie: maglie sbiadite dal tempo, altre più moderne, sponsor che non esistono più, numeri che riportano a epoche diverse e a intramontabili eroi.

Tutte con lo stesso peso addosso.

È stato come guardare la nostra storia camminare per strada. Di Padre in Figlio, letteralmente. Giovanissimi con la maglia scudettata del 2000 accanto a uomini con quelle eterne degli anni ’80. Idoli recenti e nomi che ancora oggi sono leggenda.

Abbiamo cantato fino a perdere la voce, abbiamo colorato i settori come solo i Laziali sono in grado di fare e per un attimo ci è sembrato possibile. Poi il calcio… che ha deciso altro, quel filo sottile che separa la gloria dalla rabbia. E noi siamo rimasti dall’altra parte.

La Lazio non è una moda, non è un momento, non è una squadra da seguire quando va bene e dimenticare quando va male.

La Lazio e la Lazialità sono un’eredità. Qualcosa che ci viene trasmesso senza che ce ne accorgiamo e che poi non ci abbandona più.

Di Padre in Figlio non è uno slogan. È quello che siamo!

Chi non vive questa fede non può capire che non finisce lì. Mentre altri festeggiano, noi siamo già proiettati avanti verso l’orizzonte che oggi conta più di tutto: il Derby!

Contro la roma non è mai una partita come le altre. Non lo è dopo una vittoria, figurarsi dopo una finale persa.

Lì si misura tutto: carattere, orgoglio e appartenenza.

Domenica non serviranno belle parole. Servirà cattiveria e servirà memoria. Servirà ricordarsi l’amarezza di oggi e trasformarla in qualcosa di feroce, di vivo, di nostro, di Laziale!

L’epilogo di un derby è capace di cambiare il sapore di una stagione. Può rimettere in piedi un’intera curva e ridare senso a tutti i chilometri divorati, alle notti insonni, ai soldi spesi e a quella fede che non si spegne mai.

Domenica ancora una volta non saremo lì e questo, ancora una volta, peserà. Ma non significa assenza.

Contro i rivali dell’altra sponda del Tevere non serve spiegare nulla. È una partita che si gioca anche senza stadio, anche senza curva. Perché certe cose le sentiamo dentro di noi e non attorno a noi!

Vorrà dire esserci in un altro modo, con la rabbia della finale persa e con l’orgoglio di chi non si piega, con quella marea di maglie biancocelesti di ogni epoca che ci ricorda chi siamo davvero.

Vorrà dire esserci, senza bandiere sugli spalti ma con la Lazio cucita addosso!

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