Ci sono giocatori che restano nella memoria per i trofei conquistati, altri per i numeri. Poi ci sono uomini che lasciano un segno perché rappresentano qualcosa di più profondo come dignità, sacrificio e rispetto per la maglia.
Per noi Laziali, Igor Protti è stato questo.
Sicuramente non è stato il più celebrato né il più vincente, ma di certo uno di quei calciatori che hanno saputo conquistare l’affetto della gente attraverso il lavoro quotidiano, il sudore e una straordinaria onestà sportiva. In un calcio che già allora iniziava a cambiare volto, Protti rappresentava ancora il valore autentico della fatica e – come fatto con la nostra maglia – di un uomo capace di affrontare ogni sfida senza cercare scorciatoie. Negli ultimi mesi ha mostrato a tutti cosa significhi affrontare il dolore con coraggio. Senza vittimismo. Senza rabbia. Con una forza silenziosa che è propria delle persone vere.
Capocannoniere in Serie A con un Bari poi retrocesso, impresa probabilmente irripetibile. Idolo assoluto a Livorno. Rispettato ovunque abbia giocato. Eppure mai sopra le righe, mai prigioniero del proprio ego.
Igor Protti è senza dubbio il rappresentante di un calcio fatto di sentimenti e identità forti, un calcio che oggi sembra lontano, fatto di uomini prima ancora che di personaggi, di giocatori che parlavano poco e davano tutto.
Ogni Laziale ha un’immagine scolpita per sempre nella memoria: quella corsa sotto la Curva dopo il gol nel derby. Oltre il novantesimo minuto. La stracittadina sembrava ormai destinata a chiudersi con una sconfitta, poi il colpo di testa di “Rambo” Rambaudi e quella maglia numero 10, entrata in campo da poco, che quasi mossa dalla “disperazione dell’ultima raffica”, si avventa sul pallone spingendolo in rete… un’esplosione di felicità che attraversa lo stadio e gli anni…
Quel gol non è stata soltanto una rete ma è diventato un pezzo di storia biancoceleste. Perché i derby si vivono e chi li decide entra per sempre nella memoria del popolo Laziale.
I trofei si alzano, le classifiche cambiano, le stagioni passano. Ma un gol decisivo oltre il novantesimo in un derby di Roma appartiene all’eternità.
Quando arriveranno i giorni in cui si parlerà della Lazio degli anni Novanta, qualcuno ricorderà campioni, presidenti e grandi vittorie. E qualcuno, inevitabilmente, ricorderà anche quella corsa di Igor, quel boato, quell’abbraccio collettivo. Emozioni che non invecchiano mai.
Igor Protti appartiene a quella categoria di giocatori e di uomini che lasciano un ricordo pulito. Quelli che non hanno bisogno di slogan o celebrazioni eccessive, basta il loro nome. I Laziali sanno riconoscere chi ha onorato la maglia biancoceleste e chi ha saputo incarnare rispetto, coraggio e senso di appartenenza.
Grazie per aver indossato la nostra maglia con onore ed etrema dignità.
A Dio, Igor!

