FocusStoriaUgo Longo: il garante della continuità biancoceleste

Ugo Longo: il garante della continuità biancoceleste

La storia della Lazio è attraversata da figure che hanno inciso profondamente sul destino del club. Alcune sono celebrate, altre dimenticate, altre ancora volutamente oscurate. Tra queste, Ugo Longo occupa un posto speciale: non per trofei, non per proclami, ma per aver compiuto l’atto più difficile e meno appariscente di tutti — salvare la Lazio dal fallimento in uno dei momenti più drammatici della sua storia.

Longo, avvocato penalista di altissimo profilo, arrivò alla presidenza nel gennaio 2003, quando il crollo del gruppo Cirio e l’uscita di scena di Sergio Cragnotti avevano lasciato la società in una crisi economica devastante. Stipendi non pagati, debiti con il fisco, rischio concreto di non iscriversi al campionato successivo: la Lazio era sull’orlo del collasso.

Perché Ugo Longo è stato fondamentale per la Lazio

La sua importanza non è un’opinione: è un fatto storico, documentato e riconosciuto.

1. Ha evitato il fallimento del 2003

Longo prese in mano una società tecnicamente allo sbando e riuscì a stabilizzarla attraverso una gestione rigorosa, trasparente e competente.

  • Promosse un aumento di capitale da 120 milioni di euro, indispensabile per garantire la continuità aziendale.
  • Coordinò l’ingresso dei piccoli azionisti, che attraverso l’associazione Lazionista raccolsero oltre 1,5 milioni di euro da più di 5.000 famiglie laziali.

Senza queste operazioni, la Lazio non avrebbe potuto iscriversi al campionato 2004/2005. Questo è un punto storico, non negoziabile.

2. Ha trasformato la Lazio in una public company

Con l’uscita di scena della famiglia Cragnotti, Longo guidò la transizione verso un modello societario più aperto, meno dipendente da un singolo proprietario e più orientato alla sostenibilità.

3. Ha difeso la Lazio anche dopo la presidenza

Pur lasciando la carica nel 2004, continuò ad assistere legalmente la società, anche durante lo scandalo Calciopoli del 2006.

4. È ricordato con affetto da chi ha vissuto quegli anni

La stessa Lazio, nelle sue comunicazioni ufficiali, continua a ricordarlo come una figura centrale e rispettata.

Perché è inaccettabile chiamarlo “coso”

Durante la conferenza sullo Stadio Flaminio, l’attuale presidente (o gestore) Claudio Lotito ha liquidato Ugo Longo con un “coso”, un’espressione che non è solo irrispettosa: è storicamente falsa.

Ridurre Longo a un “coso” significa:

  • cancellare il ruolo dell’uomo che ha impedito la scomparsa della Lazio;
  • negare la dignità di un professionista che ha messo la propria reputazione al servizio del club;
  • riscrivere la storia per convenienza, minimizzando chi ha operato prima dell’attuale gestione.

Non è una questione di tifo, né di politica societaria: è una questione di verità storica e di rispetto.

Ugo Longo non è stato un presidente di passaggio, né un nome da dimenticare. È stato il traghettatore che ha permesso alla Lazio di sopravvivere, di iscriversi ai campionati, di continuare a esistere come società professionistica.

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