
Lazio-Milan, il primo grande esame: Gattuso sfida Amorim in un Olimpico rossonero
La Lazio arriva al big match a punteggio pieno, ma perde Doekhi alla vigilia. Gattuso cerca la quarta vittoria consecutiva in un Olimpico senza il tifo organizzato biancoceleste: sugli spalti, però, saranno circa diecimila i milanisti. Prima della partita, la risposta dei laziali: moto e scooter per accompagnare la squadra da Formello allo stadio.
Ci sono partite che arrivano troppo presto per poter essere decisive, ma abbastanza presto per poter diventare indicative.
Lazio-Milan è una di queste.
La quarta giornata mette di fronte due delle squadre che hanno iniziato il campionato con maggiori ambizioni e, soprattutto, con due situazioni differenti rispetto alle aspettative della vigilia. La Lazio di Gennaro Gattuso è in testa a punteggio pieno dopo tre giornate; il Milan di Rúben Amorim ha raccolto sette punti ed è ancora imbattuto.
Ma all’Olimpico non ci sarà il tradizionale fattore campo.
La protesta del tifo organizzato laziale contro la società prosegue anche dopo l’avvio perfetto della squadra. La Curva Nord e i gruppi organizzati hanno confermato la loro assenza dallo stadio. Eppure, poche ore prima del calcio d’inizio, hanno voluto chiarire una cosa: la contestazione alla società non significa distanza dalla squadra.
Alle 15, infatti, l’appuntamento era fissato a Formello. Moto e scooter hanno accompagnato il pullman della Lazio dal centro sportivo fino a Ponte Milvio, prima che i tifosi si dividessero per seguire la partita lontano dall’Olimpico. Un corteo nato per far sentire a Gattuso e ai suoi giocatori il sostegno che non arriverà dalla Curva durante i novanta minuti.
È probabilmente questa la fotografia più precisa del momento: contestazione fuori dallo stadio, sostegno totale alla Lazio.
E dentro l’Olimpico il paradosso sarà evidente.
Il Milan potrà contare su una presenza rossonera molto consistente. Le ultime stime parlano di quasi 10.000 milanisti, una cifra che rischia di trasformare l’impianto romano in un ambiente tutt’altro che favorevole alla squadra di casa.
Gattuso lo sa e lo ha detto chiaramente ai suoi: con tanti tifosi del Milan sugli spalti, servirà qualcosa in più.
Una Lazio che non vuole fermarsi
Il campo, però, racconta una storia completamente diversa.
La Lazio ha iniziato il campionato con tre vittorie consecutive: Bologna, Genoa e Udinese. Quattro gol segnati e uno soltanto subito, con una squadra che partita dopo partita sembra aver assimilato i principi del nuovo allenatore.
Il dato più importante non è però soltanto la classifica.
È l’identità.
Gattuso ha chiesto una Lazio aggressiva, intensa, capace di accorciare in avanti e di recuperare rapidamente il pallone. Una squadra che non vuole più limitarsi a controllare gli avversari, ma che cerca di condizionare le partite attraverso la pressione.
Il successo di Udine, arrivato dopo una partita complicata e ribaltata nella ripresa, è stato probabilmente il primo segnale della capacità della squadra di reagire quando le cose non vanno secondo copione.
E contro il Milan servirà proprio questo.
Perché il livello dell’avversario sale sensibilmente.
L’ultima tegola: Doekhi salta il Milan
La vigilia biancoceleste ha portato però una brutta sorpresa.
Danilho Doekhi non sarà della partita.
Il difensore è stato operato per una frattura alla mano e salterà la sfida dell’Olimpico. Una perdita arrivata a ridosso della partita e che costringe Gattuso a rivedere gli equilibri della linea difensiva.
Il principale candidato alla sostituzione è Josip Sutalo.
Non è un dettaglio secondario.
La Lazio vuole difendere in avanti e accorciare aggressivamente sul portatore. Per farlo servono tempi di uscita perfetti da parte dei centrali: quando la squadra sale, infatti, il difensore deve essere pronto a seguire l’attaccante che viene incontro oppure a coprire lo spazio alle sue spalle.
Contro un Milan che cerca proprio di liberare i due trequartisti tra le linee, sarà una delle situazioni da osservare con maggiore attenzione.
Il Milan di Amorim: 3-4-2-1, ma soprattutto transizioni
Il Milan arriva all’Olimpico con un sistema ormai riconoscibile: il 3-4-2-1.
Ma fermarsi al modulo sarebbe riduttivo.
La squadra di Amorim cerca infatti di utilizzare la disposizione a tre per costruire superiorità nella prima fase del possesso e, contemporaneamente, per liberare gli esterni e i due giocatori alle spalle della punta.
La prima costruzione parte dai tre difensori, con De Winter centrale e Gila e Pavlovic ai suoi lati. Davanti a loro, il centrocampo a due deve garantire sia una linea di passaggio interna sia la possibilità di allargare rapidamente il gioco.
Ed è qui che entra in gioco la pressione laziale.
Se il Milan viene aggredito alto, la prima soluzione sarà probabilmente cercare di attirare la Lazio da una parte per poi cambiare gioco sul lato debole. Gli esterni rossoneri, soprattutto Chukwueze a destra, diventano fondamentali proprio per questo: ricevere con spazio e puntare la linea difensiva.
La Lazio dovrà quindi decidere se andare uomo contro uomo oppure mantenere una struttura più prudente.
Ed è una scelta tutt’altro che banale.

La chiave: cosa succede quando la Lazio perde palla?
Questo potrebbe essere il vero tema tattico della partita.
La squadra di Gattuso vuole portare molti uomini sopra la linea del pallone. Quando recupera palla, cerca di verticalizzare rapidamente; quando la perde, prova immediatamente a riconquistarla.
Ma se il primo pressing viene saltato, il Milan può trovare campo.
È qui che il 3-4-2-1 di Amorim può diventare particolarmente pericoloso.
Immaginiamo una situazione tipica: Lazio che attacca con i terzini alti, Frattesi che si inserisce e i centrocampisti molto vicini all’area. Il Milan recupera palla e trova subito Cissé o Rabiot tra le linee. Da quel momento, Chukwueze può attaccare lo spazio sulla destra mentre Estupiñán può spingere dall’altra parte.
Il Milan non avrebbe bisogno di costruire un’azione lunga: gli basterebbero due o tre passaggi per trasformare un recupero difensivo in una situazione di superiorità offensiva.
È probabilmente la ragione per cui Amorim ha insistito tanto sugli errori commessi contro la Juventus: secondo il tecnico portoghese, alcune occasioni concesse ai bianconeri sono nate proprio da palloni persi dal Milan.
Cissé e Rabiot tra le linee
Un altro elemento interessante sarà la posizione dei due trequartisti.
Cissé è uno dei giocatori che ha sorpreso maggiormente in questo inizio di stagione. Il gol segnato contro la Juventus gli ha dato ulteriore fiducia e dovrebbe partire dal primo minuto.
Accanto a lui dovrebbe agire Rabiot, mentre Gonçalo Ramos sarà il riferimento centrale. Le ultime indicazioni danno quindi forma a un Milan con tre giocatori offensivi molto mobili.
Il compito dei due trequartisti sarà fondamentale soprattutto in fase di non possesso.
Non dovranno necessariamente aspettare il pallone tra le linee: potranno abbassarsi per creare una superiorità contro il centrocampo laziale e, soprattutto, cercare di portare fuori posizione i tre centrocampisti di Gattuso.
È una dinamica che può creare spazio proprio per Ramos.
Se uno dei centrocampisti biancocelesti esce forte su Cissé o Rabiot, si apre infatti una zona che la punta può attaccare venendo incontro oppure che può essere occupata dall’inserimento di un esterno.
Frattesi contro la linea a tre
Dall’altra parte, Amorim ha individuato chiaramente il principale pericolo.
Davide Frattesi.
Il tecnico rossonero ha parlato della sua capacità di incidere negli ultimi trenta metri e non è difficile capire perché.
Frattesi è perfetto per attaccare il lato cieco dei centrocampisti avversari. Non ha bisogno di ricevere molto il pallone per essere pericoloso: può trascorrere diversi minuti lontano dal gioco e poi comparire improvvisamente alle spalle della linea.
Contro una difesa a tre, il suo movimento può diventare ancora più interessante.
Se Pavlovic o De Winter sono costretti a seguire Pinamonti fuori dall’area, Frattesi può attaccare lo spazio centrale. Se invece i tre centrali rimangono stretti, la Lazio può provare a creare superiorità sulle fasce con Zaccagni e gli esterni.
È una sorta di scacchiera nella quale ogni movimento può aprire una zona diversa.
Chukwueze, il grimaldello del Milan
Sul fronte opposto, il giocatore che può mettere maggiormente in difficoltà la Lazio è Samuel Chukwueze.
Il nigeriano dovrebbe partire largo a destra nel 3-4-2-1, con l’obiettivo di puntare il diretto avversario e attaccare lo spazio alle spalle di Tavares.
La Lazio dovrà prestare particolare attenzione alle distanze tra terzino, mezzala ed esterno.
Se Tavares viene lasciato uno contro uno, Chukwueze può puntarlo. Se invece il portoghese viene aiutato da un centrocampista, si apre una linea di passaggio interna verso uno dei trequartisti.
È proprio questa capacità di creare dubbi al difensore che può rendere il Milan pericoloso.
E non è casuale che anche dalla sponda laziale siano arrivati avvertimenti specifici su Cissé e Chukwueze.
Il duello sulle fasce
La partita potrebbe quindi svilupparsi soprattutto sulle corsie laterali.
La Lazio proverà a utilizzare Zaccagni e Isaksen per allargare la linea rossonera e creare spazio per gli inserimenti centrali di Frattesi.
Il Milan cercherà invece di fare l’opposto: attirare la Lazio da un lato, liberare il lato debole e sfruttare la velocità dei propri esterni.
In questo senso, il confronto tra i due sistemi è quasi speculare.
La Lazio vuole recuperare alto per attaccare subito. Il Milan vuole superare quella pressione per trovare campo.
Chi riuscirà a imporre la propria dinamica avrà probabilmente il controllo della partita.
Un Olimpico senza la Nord, ma non senza Lazio
E poi c’è il fattore ambientale.
Definire l’Olimpico semplicemente “vuoto” sarebbe però sbagliato.
Sì, la Curva Nord non ci sarà. Sì, il tifo organizzato continuerà la contestazione e seguirà la partita lontano dallo stadio.
Ma alle 15, a Formello, la Lazio ha ricevuto un’immagine molto diversa.
Moto, scooter, bandiere e tifosi hanno accompagnato il pullman della squadra verso Ponte Milvio.
Un messaggio preciso: la contestazione è alla società, non alla squadra.
La squadra di Gattuso è stata quindi sostenuta prima ancora di arrivare allo stadio, mentre dentro l’Olimpico sarà il Milan a poter contare su una spinta organizzata molto più evidente.
È una situazione quasi surreale per una squadra che, dopo tre giornate, è prima in classifica.
Due squadre, due domande
Lazio-Milan arriva quindi con due interrogativi.
La Lazio è davvero pronta per competere ai vertici?
E quanto è avanti il Milan di Amorim nel processo di costruzione della propria identità?
Gattuso deve fare i conti con l’assenza improvvisa di Doekhi, con una difesa da ridisegnare e con un Olimpico privo della sua curva.
Ma arriva alla partita con nove punti, tre vittorie consecutive e un’identità che sembra già molto più definita rispetto a poche settimane fa.
Amorim, invece, deve dimostrare che il Milan può superare una squadra che aggredisce alto senza esporsi alle transizioni e che può trasformare la propria superiorità tecnica in occasioni concrete.
Perché il vero duello tattico sarà proprio questo:
il pressing della Lazio contro la capacità del Milan di uscire dalla pressione.
Se vinceranno Gattuso e i suoi, la Lazio potrà festeggiare una quarta vittoria consecutiva che avrebbe un significato storico.
Se invece sarà il Milan a uscire dall’Olimpico con i tre punti, Amorim avrà trovato una delle prime risposte importanti sul valore della propria squadra.
E sugli spalti, paradossalmente, sarà una partita ancora più particolare.
La Lazio ha scelto di non entrare. I milanisti saranno in migliaia. Ma prima del fischio d’inizio, il popolo biancoceleste avrà comunque fatto arrivare il proprio messaggio alla squadra, siamo davvero a ridosso della partita, non ci resta, da laziali, tornare a goderci quell’aria frizzantina delle partite di cartello.
Buona partita a tutti!

